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Es lo que dijo Claribel Alegría sobre la traducción al italiano de Cenizas de Izalco, una de sus obras más conocidas, una novela comprometida, escrita por una mujer que representa una voz auténtica e independiente dentro de la tradición latinoamericana.

Claribel Alegría nació en 1924 en Estelí, Nicaragua, de padre nicaragüense y madre salvadoreña. En 1943 se trasladó a los Estados Unidos para estudiar Filosofía y Letras en la George Washington University. En 1948 publicó el primer libro de poemas, Anillo de Silencio, cuyo mentor fue el Premio Nobel de Literatura Juan Ramón Jiménez. Entre sus obras más conocidas podemos citar: Cenizas de Izalco (1964), escrita en colaboración con su marido D.J. Flakoll y finalista del Premio Biblioteca Breve de Seix Barral; el poemario Sobrevivo (1978), que ganó el Premio de Poesía Casa de las Américas; Luisa en el país de la realidad (1987), en prosa y en verso; y Saudade (1999). Entre las mayores exponentes de la literatura centro y suramericana, ha sido traducida en quince idiomas. Hoy en día, vive en su casa de Managua, donde sigue escribiendo.

Hemos hablado de Cenizas de Izalco con Daniela Ruggiu, la autora de la traducción italiana.

Daniela, Ceneri d’Izalco è un libro appassionante. La traduzione in italiano è arrivata con grande ritardo. Amavi già l’opera di Claribel Alegría, prima di tradurlo?

Non conoscevo Cenizas de Izalco, ma conoscevo Claribel come poetessa, seppure non in modo approfondito. Cenizas de Izalco è stata una vera sorpresa e anche l’occasione per avvicinarmi a Claribel con rinnovato slancio e in profondità. Cenizas de Izalco mi è sembrato da subito un libro “vero”, per l’idea di letteratura che sottende, per l’urgenza del suo argomento di fondo: un romanzo comprometido nel seno della più genuina tradizione latinoamericana di quegli anni, e non solo; allo stesso tempo, è un libro foriero di novità, nella forma e nei contenuti. Nella voce femminile, per esempio, di cui è portatrice Claribel come scrittrice, ma soprattutto le donne del romanzo. Una voce forte, indipendente, per nulla scontata, di certo singolare negli anni del boom latinoamericano.

Hai ragione quando dici che Cenizas è arrivato con grande ritardo, e il merito è stato di una minuscola casa editrice di Sassuolo, Incontri, che si è prodigata in modo generoso ma anche coi limiti distributivi della piccola editoria. Ecco, se c’è qualche editore in ascolto, mi piacerebbe tantissimo che Ceneri d’Izalco venisse ristampato e avesse la visibilità che merita.

Ceneri d’Izalco non è un testo semplice, non ha uno svolgimento lineare. Non hai mai avuto l’impressione di perdertici?

Il primo impatto, in effetti, non è dei più facili, bisogna trovare il filo e, in un certo senso, aggrapparvisi. Ma solo all’inizio, poi lo stesso ritmo narrativo che dapprima ti travolge, tiene anche alta la suspense e ti coinvolge nella lettura fino alla fine.

E poi, Silvia, sai meglio di me che il traduttore non può perdersi. Per mestiere, abbiamo il dovere di sondare il testo fino in fondo, in una lettura che, a mio avviso, non è paragonabile a nessuna altra lettura critica, anche molto approfondita.

Tra l’altro, con Cenizas ho potuto contare su Claribel stessa, che anche oggi, alla veneranda età di 92 anni, legge e scrive mail con grande agio e disponibilità, e che mi ha aiutata a sciogliere alcune incertezze interpretative. Un bel sollievo per la risaputa solitudine del traduttore.

Certo, l’impegno, l’analisi, l’approfondimento non garantiscono impeccabilità al nostro lavoro, una traduzione è migliorabile all’infinito. Per dirne una, se oggi revisionassi la mia traduzione di Cenizas de Izalco, so che rivaluterei le mie scelte su due o tre punti, senz’altro, ma per una questione di sensibilità regalatami dal distacco, di maggiore aderenza a quello che ancora mi risuona dell’originale, e non per essermi persa senza essermi dovuta anche ritrovare, ecco.

Un traduttore ha un approccio diverso quando affronta un testo che si può considerare un classico contemporaneo?

Ci sono troppi nomi importanti intorno a Cenizas de Izalco, e Claribel stessa è un’istituzione in Ispano America: tutte ottime ragion per le quali potevo non sentirmi all’altezza del compito. La soluzione è stata impegnarmi a fondo senza pensarci troppo.

Mi spiego: intorno alla genesi di questo romanzo, che è stato scritto a Parigi tra il 1962 e il 1963, hanno ruotato i più importanti esponenti del cosiddetto boom latinoamericano, ma moltissimo peso ha avuto anche il fermento politico-sociale dell’epoca: fu Carlos Fuentes più di tutti a incoraggiare Claribel perché trovasse il modo di raccontare la rivolta contadina del 1932 in Salvador, che fa da sfondo al romanzo. Una rivolta che risaliva a quando Claribel aveva otto anni e che in quegli anni di grandi inquietudini tornava nei suoi ricordi come un’ossessione. Nacque così il sodalizio artistico tra la poetessa Claribel e suo marito, il giornalista statunitense Darwin J. Flakoll, detto Bud (dopo, con lo pseudonimo Claribud hanno firmato vari lavori).

Cenizas resta il loro unico romanzo a due mani, che trovò in Julio Cortázar un sostenitore entusiasta, e che in Salvador da tempo è adottato come libro di testo nelle scuole secondarie. Tra l’altro, poiché intreccia storia nazionale e storia familiare, quando approdò in Salvador fece infuriare una parte della famiglia di Claribel, che dava una lettura troppo letterale degli aspetti autobiografici. Me lo ha raccontato la stessa Claribel: alcuni parenti arrivarono a comprare tutti gli esemplari per darli alle fiamme! Un altro boom, quello del fuoco che crepita, insomma…

Di Claribel Alegría hai tradotto anche una raccolta poetica, Alterità. Gioconda Belli, nell’introduzione, conia una bella definizione per il verso libero dell’autrice: clarilegro. Hai ritrovato nei suoi versi una linea di continuità con la sua prosa. Una “clarilegría” della prosa?

Claribel è poesia, è poetico quello che sente, quello che dice, come lo dice. Va da sé, a mio avviso, che un palpito clarilegro batta anche nella sua prosa. Mentre lavoravo alla traduzione di Cenizas de Izalco, a Managua, dove Claribel vive, c’era la comune amica Annalisa Vandelli, che si prese la briga di leggerle alcune pagine della mia traduzione. Di certo fu merito anche della sua recitazione, fatto sta che Claribel mi scrisse questo: “Analis me leyó algunas páginas de tu traducción y me quedé fascinada. No entiendo el italiano, pero la música que le has puesto a la novela es fabulosa.”

Ecco, non posso dire di aver “cercato” quella musica, ma è mia abitudine rileggere a voce alta le frasi tradotte per sentire come suonano. Con Ceneri d’Izalco l’ho fatto mille volte, tra le righe percepivo un invito tacito a cercare il ritmo, e sono stata felicissima di scoprire che a Claribel non è sfuggito.

Hai conosciuto l’autrice. È nato un rapporto di amicizia tra Claribel Alegría e la sua traduttrice?

Sì, ci siamo incontrate di persona nel settembre del 2012, quando Claribel è venuta in Italia per presentare la raccolta di poesie Alterità. È stato un incontro pieno di emozioni, ma eravamo già amiche mentre ci scrivevamo, Claribel è una donna di grande umanità, un poema in carne e ossa.

Daniela Ruggiu si è laureata in Lingua e letteratura ispano-americana alla Statale di Milano con una tesi sul genere autobiografico poi pubblicata da Bulzoni. Ha iniziato a lavorare in editoria alla redazione di Effe, la rivista delle librerie Feltrinelli, è passata dal web content management sui siti Enel e DeAgostini all’insegnamento dello spagnolo, per tornare, forse definitivamente, all’editoria come editor, redattrice e traduttrice per alcune tra le principali case editrici italiane. Al momento sta traducendo per Tea il romanzo Amagi, di Sagar Prakash Kathnani.


 

SILVIA SICHEL.

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